2. I quaderni

Latzabrina era destinata dalla nascita ad essere “la diversa”. Castell’Azzara, un borgo medievale incastrato tra il Monte Amiata e i Monti Volsini, contava allora meno di mille anime, tra le quali lei e suo padre spiccavano come pesci rossi in una scatola di sardine.
Alessandro Del Ben, il giovane professore venuto dal nord, e la bambina lasciatagli dalla bella rumena che l’anno prima si era fatta mettere incinta durante le vacanze sul Tirreno.
Qualcuno diceva che la madre non era nemmeno maggiorenne. Qualcuno diceva che il professor Del Ben era stato trasferito dal Friuli per qualche casino che aveva combinato. La storia si faceva via via più colorata, mentre passava da una bocca all’altra, come un grottesco telefono senza fili che era il gioco preferito della gente. Latzabrina ci era cresciuta, tra quei bisbigli, e sia il suo viso alla Andreea Diaconu sia il suo ingombrante nome le avevano sempre impedito di nascondersi.
Così aveva cominciato a scrivere nei quaderni.

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